Della "questione rom" molto è stato detto, fatte ipotesi e soluzioni ma alla fine poco o niente per risolvere definitivamente nel modo più umano e giusto il problema.
Ed è allora un vero e proprio raggio di luce la costituzione, già da qualche mese, della "Scuola della pace": un doposcuola organizzato dalla comunità di S. Egidio in collaborazione con le scuole pubbliche che danno l'opportunità di integrare e far crescere insieme molti giovani di diverse culture. Nonostante le inevitabili difficoltà, oggi possiamo constatare già i frutti di tali sforzi con i bambini (i nostri veri maestri del regno dei cieli) che sono sempre più uniti ed amici oltre ogni barriera che gli adulti creano tra loro.
Ieri sera inoltre, ho avuto la fortuna di partecipare ad una preghiera, ideata dal vescovo monsignor Di Tora ed organizzata dalla comunità di S. Egidio, per ricordare le recenti (e speriamo ultime) vittime della povertà di strada. E' stata una profonda emozione vedere giovani rom accendere le candele per ricordare i propri amici, l'accoglienza dei sacerdoti e della parrocchia, le belle parole ed il legame che si sta tessendo tra noi ed i rom...
Insomma la più giusta e profonda risposta ai tanti dubbi e perplessità (per usare eufemismi) che molti riversano sui rom...
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lunedì 7 marzo 2011
giovedì 24 febbraio 2011
Il Sud del Sud
Talvolta la vita è strana.. certe realtà si riaffacciano come un deja vu capovolto.. e ti sorprendi come da accusatore ci si possa ritrovare accusati e da oppressori ad oppressi...
E questo è il caso quotidiano della Lega che da oppressori verso i meridionali si ritrovi ad esser trattata come la meridionale dell'Europa e da acerrima nemica dell'UE (vi ricordate che fino a poco tempo fa voleva fortemente staccarsi dalla comunità europea?) ora ne richieda disperatamente aiuto..
E' una chiara lezione di vita quella del non sputare in aria perchè prima o poi ti ricade addosso...
E questo è il caso quotidiano della Lega che da oppressori verso i meridionali si ritrovi ad esser trattata come la meridionale dell'Europa e da acerrima nemica dell'UE (vi ricordate che fino a poco tempo fa voleva fortemente staccarsi dalla comunità europea?) ora ne richieda disperatamente aiuto..
E' una chiara lezione di vita quella del non sputare in aria perchè prima o poi ti ricade addosso...
giovedì 20 gennaio 2011
Il mondo di sPunto
Uno degli aspetti più interessanti del mio lavoro è cambiare ogni tanto la sede lavorativa in quanto in genere si va dal cliente. Non ci si annoia o si atrofizza in un posto quindi, ma anzi si ha il vantaggio di poter venire a contatto con diversi ambienti, persone e situazioni che, se incanalate nel giusto modo, possono far aprire la mente e accrescere il proprio bagaglio mentale.
A causa di ciò, per via della collocazione della sede odierna, anzichè prendere il solito treno metropolitano, sto prendendo una navetta che in genere non prendo ed ho avuto l'opportunità quindi di conoscere un micro mondo... sì, perchè i pendolari sono sempre i stessi, si conoscono quasi tutti e, cosa che fa più piacere, dialogano fraternamente al di là di ogni differenza di età, razza e condizione sociale infatti ci sono bambini, persone anziane ma anche filippini, sudamericani, slavi ed africani. E' quindi un vero piacere (che modera magari il malumore del ritardo del bus) immergersi in questo seppur piccolo tratto giornaliero ed esser testimone di briciole di quotidianità come alla fermata il nonno che aspetta impaziente la nipotina, una famiglia africana con due bambini molto vivaci, una slava che dialoga con un gruppo di pensionate italiane od infine una signora, sempre molto sorridente, che si intrattiene a dare consigli a delle ragazze sudamericane... insomma verrebbe proprio voglia di non scendere ;-))
A causa di ciò, per via della collocazione della sede odierna, anzichè prendere il solito treno metropolitano, sto prendendo una navetta che in genere non prendo ed ho avuto l'opportunità quindi di conoscere un micro mondo... sì, perchè i pendolari sono sempre i stessi, si conoscono quasi tutti e, cosa che fa più piacere, dialogano fraternamente al di là di ogni differenza di età, razza e condizione sociale infatti ci sono bambini, persone anziane ma anche filippini, sudamericani, slavi ed africani. E' quindi un vero piacere (che modera magari il malumore del ritardo del bus) immergersi in questo seppur piccolo tratto giornaliero ed esser testimone di briciole di quotidianità come alla fermata il nonno che aspetta impaziente la nipotina, una famiglia africana con due bambini molto vivaci, una slava che dialoga con un gruppo di pensionate italiane od infine una signora, sempre molto sorridente, che si intrattiene a dare consigli a delle ragazze sudamericane... insomma verrebbe proprio voglia di non scendere ;-))
martedì 5 ottobre 2010
I veri valori
Pensate che il mondo stia andando a rotoli? Siamo rassegnati che ormai il mondo non si possa cambiare?
Bhè.. basta coltivare gesti come questo: http://tv.repubblica.it/sport/la-meta-del-ragazzo-down-che-commuove-gli-usa/53833?video=&pagefrom=1 e vedrete che magicamente le cose andranno meglio.
Vi lascio con una storiella simile (è lunga, ma ne vale la pena):
Ad una cena di beneficenza per una scuola che cura bambini con problemi di apprendimento, il padre di uno degli studenti fece un discorso che non sarebbe mai più stato dimenticato da nessuno dei presenti.
Dopo aver lodato la scuola ed il suo eccellente staff, egli pose una domanda: ‘Quando non viene raggiunta da interferenze esterne, la natura fa il suo lavoro con perfezione. Purtroppo mio figlio Shay non può imparare le cose nel modo in cui lo fanno gli altri bambini. Non può comprendere profondamente le cose come gli altri. Dov’è il naturale ordine delle cose quando si tratta di mio figlio?‘ Il pubblico alla domanda si fece silenzioso. Il padre continuò: ‘Penso che quando viene al mondo un bambino come Shay, handicappato fisicamente e mentalmente, si presenta la grande opportunità di realizzare la natura umana e avviene nel modo incui le altre persone trattano quel bambino.’
A quel punto cominciò a narrare una storia: Shay e suo padre passeggiavano nei pressi di un parco dove Shay sapeva che c’erano bambini che giocavano a baseball. Shay chiese: ‘Pensi che quei ragazzi mi faranno giocare?‘ Il padre di Shay sapeva che la maggior parte di loro non avrebbe voluto in squadra un giocatore come Shay, ma sapeva anche che se gli fosse stato permesso di giocare, questo avrebbe dato a suo figlio la speranza di poter essere accettato dagli altri a discapito del suo handicap, cosa di cui Shay aveva immensamente bisogno. Il padre si Shay si avvicinò ad uno dei ragazzi sul campo e chiese (non aspettandosi molto) se suo figliopotesse giocare. Il ragazzo si guardò intorno in cerca di consenso e disse: ‘Stiamo perdendo di sei punti e il gioco è all’ottavo inning. Penso che possa entrare nella squadra: lo faremo entrare nel nono‘ Shay entrò nella panchina della squadra e con un sorriso enorme, si mise su la maglia del team.
Il padre guardò la scena con le lacrime agli occhi e con un senso di calore nel petto. I ragazzi videro la gioia del padre all’idea che il figlio fosse accettato dagli altri. Alla fine dell’ottavo inning, la squadra di Shay prese alcuni punti ma era sempre indietro di tre punti. All’inizio del nono inning Shay indossò il guanto ed entrò in campo. Anche se nessun tiro arrivò nella sua direzione, lui era in estasi solo all’idea di giocare in un campo da baseball e con un enorme sorriso che andava da orecchio ad orecchio salutava suo padre sugli spalti. Alla fine del nono inning la squadra di Shay segnò un nuovo punto: ora, con due out e le basi cariche si poteva anche pensare di vincere e Shay era incaricato di essere il prossimo alla battuta. A questo punto, avrebbero lasciato battere Shay anche se significava perdere la partita? Incredibilmente lo lasciarono battere. Tutti sapevano che era una cosa impossibile per Shay che non sapeva nemmeno tenere in mano la mazza, tantomeno colpire una palla. In ogni caso, come Shay si mise alla battuta, il lanciatore, capendo che la squadra stava rinunciando allavittoria in cambio di quel magico momento per Shay, si avvicinò di qualche passo e tirò la palla così piano e mirando perché Shay potesse prenderla con la mazza. Il primo tirò arrivò a destinazione e Shay dondolò goffamente mancando la palla. Di nuovo il tiratore si avvicinò di qualche passo per tirare dolcemente la palla a Shay. Come il tiro lo raggiunse Shay dondolò e questa volta colpì la palla che ritornò lentamente verso il tiratore. Ma il gioco non era ancora finito. A quel punto il battitore andò a raccogliere la palla: avrebbe potuto darla all’ uomo in prima base e Shay sarebbe stato eliminato e la partita sarebbe finita. Invece.. il tiratore lanciò la palla di molto oltre l’uomo in prima basee in modo che nessun altro della squadra potesse raccoglierla.
Tutti dagli spalti e tutti i componenti delle due squadre incominciarono a gridare: ‘Shay corri in prima base! Corri in prima base!‘ Mai Shay in tutta la sua vita aveva corso così lontano, ma lo fece e così raggiunse la prima base. Raggiunse la prima base con occhi spalancati dall’emozione. A quell punto tutti urlarono: ‘Corri fino alla seconda base!‘ Prendendo fiato Shay corse fino alla seconda trafelato. Nel momento in cui Shay arrivò alla seconda base la squadra avversaria aveva ormai recuperato la palla.. Il ragazzo più piccolo di età che aveva ripreso la palla quindi sapeva di poter vincere e diventare l’eroe della partita, avrebbepotuto tirare la palla all’uomo in seconda base ma fece come il tiratore prima di lui, la lanciò intenzionalmente molto oltre l’uomo in terza base e in modo che nessun altro della squadra potesse raccoglierla. Tutti urlavano: ‘Bravo Shay, vai così! Ora corri!‘ Shay raggiunse la terza base perché un ragazzo del team avversario lo raggiunse e lo aiutò girandolo nella direzione giusta. Nel momento in cui Shay raggiunse la terza base tutti urlavano di gioia. A quel punto tutti gridarono: ‘Corri in prima, torna in base!!!‘ E così fece: da solo tornò in prima base, dove tutti lo sollevarono in aria e ne fecero l’eroe della partita.
‘Quel giorno‘ disse il padre piangendo ‘i ragazzi di entrambe le squadre hannoaiutato a portare in questo mondo un grande dono di vero amore ed umanità‘. Shay non è vissuto fino all’estate successiva. E’ morto l’inverno dopo ma non si è mai più dimenticato di essere l’eroe della partita e di aver reso orgoglioso e felice suo padre.. non dimenticò mai l’abbraccio di sua madre quando tornato a casa le raccontò di aver giocato e vinto.
Bhè.. basta coltivare gesti come questo: http://tv.repubblica.it/sport/la-meta-del-ragazzo-down-che-commuove-gli-usa/53833?video=&pagefrom=1 e vedrete che magicamente le cose andranno meglio.
Vi lascio con una storiella simile (è lunga, ma ne vale la pena):
Ad una cena di beneficenza per una scuola che cura bambini con problemi di apprendimento, il padre di uno degli studenti fece un discorso che non sarebbe mai più stato dimenticato da nessuno dei presenti.
Dopo aver lodato la scuola ed il suo eccellente staff, egli pose una domanda: ‘Quando non viene raggiunta da interferenze esterne, la natura fa il suo lavoro con perfezione. Purtroppo mio figlio Shay non può imparare le cose nel modo in cui lo fanno gli altri bambini. Non può comprendere profondamente le cose come gli altri. Dov’è il naturale ordine delle cose quando si tratta di mio figlio?‘ Il pubblico alla domanda si fece silenzioso. Il padre continuò: ‘Penso che quando viene al mondo un bambino come Shay, handicappato fisicamente e mentalmente, si presenta la grande opportunità di realizzare la natura umana e avviene nel modo incui le altre persone trattano quel bambino.’
A quel punto cominciò a narrare una storia: Shay e suo padre passeggiavano nei pressi di un parco dove Shay sapeva che c’erano bambini che giocavano a baseball. Shay chiese: ‘Pensi che quei ragazzi mi faranno giocare?‘ Il padre di Shay sapeva che la maggior parte di loro non avrebbe voluto in squadra un giocatore come Shay, ma sapeva anche che se gli fosse stato permesso di giocare, questo avrebbe dato a suo figlio la speranza di poter essere accettato dagli altri a discapito del suo handicap, cosa di cui Shay aveva immensamente bisogno. Il padre si Shay si avvicinò ad uno dei ragazzi sul campo e chiese (non aspettandosi molto) se suo figliopotesse giocare. Il ragazzo si guardò intorno in cerca di consenso e disse: ‘Stiamo perdendo di sei punti e il gioco è all’ottavo inning. Penso che possa entrare nella squadra: lo faremo entrare nel nono‘ Shay entrò nella panchina della squadra e con un sorriso enorme, si mise su la maglia del team.
Il padre guardò la scena con le lacrime agli occhi e con un senso di calore nel petto. I ragazzi videro la gioia del padre all’idea che il figlio fosse accettato dagli altri. Alla fine dell’ottavo inning, la squadra di Shay prese alcuni punti ma era sempre indietro di tre punti. All’inizio del nono inning Shay indossò il guanto ed entrò in campo. Anche se nessun tiro arrivò nella sua direzione, lui era in estasi solo all’idea di giocare in un campo da baseball e con un enorme sorriso che andava da orecchio ad orecchio salutava suo padre sugli spalti. Alla fine del nono inning la squadra di Shay segnò un nuovo punto: ora, con due out e le basi cariche si poteva anche pensare di vincere e Shay era incaricato di essere il prossimo alla battuta. A questo punto, avrebbero lasciato battere Shay anche se significava perdere la partita? Incredibilmente lo lasciarono battere. Tutti sapevano che era una cosa impossibile per Shay che non sapeva nemmeno tenere in mano la mazza, tantomeno colpire una palla. In ogni caso, come Shay si mise alla battuta, il lanciatore, capendo che la squadra stava rinunciando allavittoria in cambio di quel magico momento per Shay, si avvicinò di qualche passo e tirò la palla così piano e mirando perché Shay potesse prenderla con la mazza. Il primo tirò arrivò a destinazione e Shay dondolò goffamente mancando la palla. Di nuovo il tiratore si avvicinò di qualche passo per tirare dolcemente la palla a Shay. Come il tiro lo raggiunse Shay dondolò e questa volta colpì la palla che ritornò lentamente verso il tiratore. Ma il gioco non era ancora finito. A quel punto il battitore andò a raccogliere la palla: avrebbe potuto darla all’ uomo in prima base e Shay sarebbe stato eliminato e la partita sarebbe finita. Invece.. il tiratore lanciò la palla di molto oltre l’uomo in prima basee in modo che nessun altro della squadra potesse raccoglierla.
Tutti dagli spalti e tutti i componenti delle due squadre incominciarono a gridare: ‘Shay corri in prima base! Corri in prima base!‘ Mai Shay in tutta la sua vita aveva corso così lontano, ma lo fece e così raggiunse la prima base. Raggiunse la prima base con occhi spalancati dall’emozione. A quell punto tutti urlarono: ‘Corri fino alla seconda base!‘ Prendendo fiato Shay corse fino alla seconda trafelato. Nel momento in cui Shay arrivò alla seconda base la squadra avversaria aveva ormai recuperato la palla.. Il ragazzo più piccolo di età che aveva ripreso la palla quindi sapeva di poter vincere e diventare l’eroe della partita, avrebbepotuto tirare la palla all’uomo in seconda base ma fece come il tiratore prima di lui, la lanciò intenzionalmente molto oltre l’uomo in terza base e in modo che nessun altro della squadra potesse raccoglierla. Tutti urlavano: ‘Bravo Shay, vai così! Ora corri!‘ Shay raggiunse la terza base perché un ragazzo del team avversario lo raggiunse e lo aiutò girandolo nella direzione giusta. Nel momento in cui Shay raggiunse la terza base tutti urlavano di gioia. A quel punto tutti gridarono: ‘Corri in prima, torna in base!!!‘ E così fece: da solo tornò in prima base, dove tutti lo sollevarono in aria e ne fecero l’eroe della partita.
‘Quel giorno‘ disse il padre piangendo ‘i ragazzi di entrambe le squadre hannoaiutato a portare in questo mondo un grande dono di vero amore ed umanità‘. Shay non è vissuto fino all’estate successiva. E’ morto l’inverno dopo ma non si è mai più dimenticato di essere l’eroe della partita e di aver reso orgoglioso e felice suo padre.. non dimenticò mai l’abbraccio di sua madre quando tornato a casa le raccontò di aver giocato e vinto.
"Un uomo saggio una volta disse che ogni società è giudicata in base a come tratta soprattutto i meno fortunati"
venerdì 1 ottobre 2010
L'uomo nero
Desidero in questo post farvi partecipi di una vicenda grottesca che è successa nel mio quartiere. Tutto ebbe inizio una settimana fa quando, la comunità di S. Egidio della mia zona, ha deciso di ricordare il piccolo Marius (il bambino rom di 3 anni rimasto bruciato in un campo nomadi l'altro mese nda) in una veglia di preghiera nella mia parrocchia.
Come abitudine per occasioni del genere, abbiamo provveduto a distribuire volantini dell'incontro per le strade, e già lì sono nati i primi mugugni... infatti appena la gente leggeva, iniziava ad inveire, molto spesso in modo pesante, contro di noi e chi ci sosteneva... fino a rivelarci che s'era diffusa in giro la notizia che mettevano un campo nomadi (prima di 600 poi di addirittura 1000 rom in un punto che è largo più o meno quanto un palazzo). Tale storia irreale e totalmente falsa, si è talmente gonfiata che alla fine è dovuto intervenire il presidente del municipio che con una nota, stampata e diffusa nel quartiere, sentenziava che era tutto falso e che anzi denunciava per "procurato allarme" chi avesse diffuso tale voce.
Pensate che tutto sia finito? Macchè.. mercoledi sera, dopo che siamo usciti la sera dalla preghiera, sulla piazza antistante ci siamo ritrovati ben 60/80 persone tutte accaldate che stavano aspettando una presunta nostra fiaccolata per il campo nomadi (per darci il loro benvenuto?) e nonostante le nostre rimostranze e il fatto oggettivo della lettera del presidente del municipio, il gruppo è rimasto imperterrito per quasi tutta la notte.
Ora mi domando: può essere che i rom facciano tanta paura? Se foste al loro posto come vi sentireste sapendo cose del genere? Sarà mai possibile che possano integrarsi se c'è tanto pregiudizio verso di loro? Ci possiamo definire un paese civile condannando alla cieca le persone per pregiudizio?
Come abitudine per occasioni del genere, abbiamo provveduto a distribuire volantini dell'incontro per le strade, e già lì sono nati i primi mugugni... infatti appena la gente leggeva, iniziava ad inveire, molto spesso in modo pesante, contro di noi e chi ci sosteneva... fino a rivelarci che s'era diffusa in giro la notizia che mettevano un campo nomadi (prima di 600 poi di addirittura 1000 rom in un punto che è largo più o meno quanto un palazzo). Tale storia irreale e totalmente falsa, si è talmente gonfiata che alla fine è dovuto intervenire il presidente del municipio che con una nota, stampata e diffusa nel quartiere, sentenziava che era tutto falso e che anzi denunciava per "procurato allarme" chi avesse diffuso tale voce.
Pensate che tutto sia finito? Macchè.. mercoledi sera, dopo che siamo usciti la sera dalla preghiera, sulla piazza antistante ci siamo ritrovati ben 60/80 persone tutte accaldate che stavano aspettando una presunta nostra fiaccolata per il campo nomadi (per darci il loro benvenuto?) e nonostante le nostre rimostranze e il fatto oggettivo della lettera del presidente del municipio, il gruppo è rimasto imperterrito per quasi tutta la notte.
Ora mi domando: può essere che i rom facciano tanta paura? Se foste al loro posto come vi sentireste sapendo cose del genere? Sarà mai possibile che possano integrarsi se c'è tanto pregiudizio verso di loro? Ci possiamo definire un paese civile condannando alla cieca le persone per pregiudizio?
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