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mercoledì 6 ottobre 2010

Preghiera per la pace



Se succedesse che si incontrino nello stesso luogo tutti i responsabili delle religioni (cristiani - cattolici, ortodossi, metropoliti, protestanti - ebrei, mussulmani di 16 nazioni diverse, buddisti, induisti, ecc) e responsabilità politiche (l'ambasciatore USA, un delegato UE, vari capi di stato del mondo) per ben 3 giorni di convegni, ascolti, meditazioni e propositi su temi importanti come la pace, la globalizzazione, la crisi economica, la migrazione... quanto spazio, secondo voi, dovrebbe guadagnare sui giornali e tv?


Ecco, si è concluso proprio ieri sera a Barcellona la preghiera della pace 2010, organizzata dalla comunità di S. Egidio, proprio come sopra descritto. Ci sono stati molti tavoli in cui ognuno ha potuto ascoltare in modo costruttivo l'altro, approfondire le proprie conoscenze e cercare una via comune insieme nel reciproco rispetto.


Nella cerimonia finale, hanno preso la parola l'arcivescovo di Barcellona che ha espresso la sua soddisfazione e gratitudine per l'incontro e il fondatore della comunità Andrea Riccardi che ha ricordato come la pace non può essere per pochi ma per tutti ed ha espresso il suo augurio affinchè dopo un decennio di paure (iniziato con i tragici attentati dell'11/09) ci possa essere un riscatto ovvero un decennio di pace, poi sono state presentate 4 testimonianze dei diversi continenti e precisamente l'on. Tajani per la comunità europea che ha spiegato come l'europa si debba sforzare ad essere l'ago della bilancia per gli altri continenti, il ministro del Pakistan che ha apprezzato l'aiuto disinteressato, fraterno e prezioso dei cristiani anche ai mussulmani nei territori tragicamente alluvionati del suo paese, l'arcivescovo di New York che ha ricordato suo nipote vigile del fuoco morto durante le operazioni di soccorso per la strage alle torri gemelli ma anche la preghiera congiunta con ebrei e mussulmani avvenuta pochi giorni dopo ed infine un responsabile della Guinea che ha parlato della situazione africana, difficile sì, ma che è pronta (con le mani tese nda) a togliersi i panni del vittimismo e della rassegnazione per prendere in mano il proprio futuro (anche grazie all'aiuto dei paesi cosiddetti ricchi).


Dopo queste testimonianze, è stato letto un comunicato in cui ogni responsabile presente si impegnava pubblicamente ad attuare che, in sintesi, diceva che la globalizzazione deve cambiare in modo che diventi una famiglia di popoli, che il mondo ha bisogno di un'anima e non fredde regole di mercato ma soprattutto di pace. Chi usa il nome di Dio per odiare e umiliare l’altro abbandona la religione pura, il dialogo non indebolisce ma rafforza e si conclude con la frase "Un destino comune è l’unico destino possibile".


Terminato ciò, si è provveduto a consegnare tale lettera a tutte le personalità presenti tramite i bambini (prossimi protagonisti del futuro) provenienti dai diversi continenti, mentre si è concluso poi con una fiaccolata e la firma del comunicato.


Credo che solo se si alimentano tale occasioni e si sgonfino altri che portano alla divisione si possa finalmente costruire un mondo più degno di esser vissuto.

venerdì 1 ottobre 2010

L'uomo nero

Desidero in questo post farvi partecipi di una vicenda grottesca che è successa nel mio quartiere. Tutto ebbe inizio una settimana fa quando, la comunità di S. Egidio della mia zona, ha deciso di ricordare il piccolo Marius (il bambino rom di 3 anni rimasto bruciato in un campo nomadi l'altro mese nda) in una veglia di preghiera nella mia parrocchia.
Come abitudine per occasioni del genere, abbiamo provveduto a distribuire volantini dell'incontro per le strade, e già lì sono nati i primi mugugni... infatti appena la gente leggeva, iniziava ad inveire, molto spesso in modo pesante, contro di noi e chi ci sosteneva... fino a rivelarci che s'era diffusa in giro la notizia che mettevano un campo nomadi (prima di 600 poi di addirittura 1000 rom in un punto che è largo più o meno quanto un palazzo). Tale storia irreale e totalmente falsa, si è talmente gonfiata che alla fine è dovuto intervenire il presidente del municipio che con una nota, stampata e diffusa nel quartiere, sentenziava che era tutto falso e che anzi denunciava per "procurato allarme" chi avesse diffuso tale voce.
Pensate che tutto sia finito? Macchè.. mercoledi sera, dopo che siamo usciti la sera dalla preghiera, sulla piazza antistante ci siamo ritrovati ben 60/80 persone tutte accaldate che stavano aspettando una presunta nostra fiaccolata per il campo nomadi (per darci il loro benvenuto?) e nonostante le nostre rimostranze e il fatto oggettivo della lettera del presidente del municipio, il gruppo è rimasto imperterrito per quasi tutta la notte.

Ora mi domando: può essere che i rom facciano tanta paura? Se foste al loro posto come vi sentireste sapendo cose del genere? Sarà mai possibile che possano integrarsi se c'è tanto pregiudizio verso di loro? Ci possiamo definire un paese civile condannando alla cieca le persone per pregiudizio?